19 Mag 2017

Giovanni Verga

Pubblicato alle 18:34 under Studi

BIOGRAFIA Nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di nobili origini. Nel 1858 si iscrive alla facoltà di legge, ma interrompe gli studi per dedicarsi al giornalismo. Quando Garibaldi sbarca in Sicilia, Verga si arruola nella Guardia Nazionale, poi si trasferisce a Firenze e a Milano, dove entra in contatto con gli intellettuali del luogo. Nel 1893 rientra a Catania e nel 1920 viene nominato senatore; dopo due anni muore.

OPERE la produzione letteraria di Verga si caratterizza per alcune fasi:

  • romantica (stile descrittivo in cui viene privilegiato il sentimento rispetto alla ragione), con opere come Storia di una capinera (1871), Eva (1873). Si tratta di storie di amore travolgente, dove le protagoniste sono donne fatali, giovani aristocratiche e trasgressive.
  • verista (lo scrittore predilige una narrazione realistica e scientifica degli ambienti e dei soggetti della narrazione) con la pubblicazione di Nedda (1874), Vita dei campi (1880), Novelle rusticane(1883). In questi racconti i protagonisti fanno parte degli strati più bassi della società.

Successivamente, l’autore progetta un insieme di romanzi con i quali rappresentare le diverse classi sociali dell’Italia di fine Ottocento, accomunate dalla lotta per la sopravvivenza, in un mondo dominato dall’interesse economico, ossia I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Risultati immagini per i malavoglia

VERISMO Movimento letterario che nasce in Italia intorno al 1870. L’obiettivo era quello di rappresentare la realtà in maniera oggettiva, cioè senza il giudizio e i commenti personali dell’autore. I veristi vogliono che i loro libri siano strumenti di conoscenza e diffusione del “vero”; inoltre denunciavano le condizioni sociali delle classi povere (contadini, minatori, pescatori) e volevano diffondere gli ideali di giustizia e libertà.

Nella fase verista, Verga rappresenta la società, mettendo in evidenza i problemi e le ingiustizie; in effetti, negli scritti emerge il cupo pessimismo dello scrittore, per il quale la vita appare come una lunga catena di soprusi e sopraffazioni, dove il più forte sovrasta il più debole.  Lo scrittore utilizza la novella per tratteggiare in poche pagine un mondo, un ambiente, una situazione. Nel suo lavoro Verga mostra un sentimento di sfiducia, nei confronti del progresso umano e si mostra particolarmente interessato a rappresentare il mondo rurale del Mezzogiorno italiano, per evidenziare tutti gli aspetti negativi che lo caratterizzano.

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 POETICA I protagonisti delle opere di Verga sono contadini e pescatori del Sud Italia, oppressi da miseria, ignoranza e superstizione.

Lo scrittore esprime una visione pessimistica del mondo, poiché ritiene che tutti gli esseri umani debbano lottare per sopravvivere, ma siano destinati a soccombere rispetto al più forte. Inoltre, per Verga il progresso rende competitiva e aspra la lotta per la vita a meno che non si segua l’ideale dell’ostrica, ossia il rimanere attaccati alle proprie radici, alla propria famiglia, al proprio lavoro etc. per avere la possibilità di resistere a un destino di sconfitta e solitudine.

STILE Da un punto di vista stilistico Verga è un sostenitore dell’impersonalità dell’opera letteraria; egli narra gli eventi osservandoli con gli occhi dei protagonisti e adottando un linguaggio vicino al parlato, ricco di termini dialettali, da modi di dire e proverbi popolari che riflettono una cultura e un contesto sociale e geografico ben precisi.

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