02 Dic 2016

Teatro

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Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo. G. Rodari

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Il  teatro è da considerarsi come accesso ad un mondo fantastico attraverso cui i bambini possano esprimersi: La creatività e la fantasia appaiono mezzi tramite i quali attuare una trasformazione della realtà, strumenti di liberazione da una schiavitù simbolica che ci rende monolitici e incatenati agli schemi.

Si veda il testo di Rodari, Manuale del pioniere

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16 Ott 2016

Filodidattica

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Oggi  ho creato un nuovo blog didattico denominato Filodidattica.

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14 Ott 2016

Convegno sulla classe capovolta

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In questo link si possono visualizzare gli interventi del recente convegno romano sulla classe flippata.

 

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04 Ott 2016

Prevenzione e Pronto Soccorso

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Prevenzione e Pronto soccorso pediatrico

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01 Set 2016

Buon inizio anno scolastico

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Che sia un anno fecondo, creativo, divertente, stimolante e pieno di vita: buon inizio a tutti, studenti, genitori, colleghi.

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23 Lug 2016

Filosophy for children

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Filosofia per bambini 

La Philosophy for Children (nota anche come P4C) nasce nel New Jersey alla fine degli anni ’60 del secolo scorso ad opera del prof. Matthew Lipman, con l’obiettivo di migliorare la capacità di pensare di bambini e ragazzi attraverso il dialogo filosofico.

 

Per incentivare l’amore per la lettura: continuate a leggere a voce alta ai bambini che sanno già leggere, in modo che si crei una relazione significativa e affettiva con il libro.

 


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11 Lug 2016

Curricolo Verticale

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Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi, ma se si accontenta di partire con qualche dubbio, arriverà alla fine con delle certezze. Francis Bacon

Il curricolo verticale

E’ il percorso formativo, in base alle Indicazioni Nazionali date dal Ministero della Pubblica Istruzione, per far conseguire gradualmente agli alunni gli obiettivi di apprendimento e le competenze specifiche delle varie discipline. 

Aspetti salienti del curricolo verticale: lo sviluppo di competenze

«La scuola finalizza il curricolo allo sviluppo delle competenze previste nel profilo dello studente al termine del primo ciclo, fondamentali per la crescita personale e la partecipazione sociale … sulla base dei traguardi fissati a livello nazionale, spetta all’autonomia didattica delle comunità scolastiche progettare percorsi per la promozione,  la rilevazione e la valutazione delle competenze.» [I.N. 4.sett.2012, p.14]

Altro aspetto importante: la verticalità del curricolo o della continuità curricolare

«L’itinerario scolastico dai 3 ai 14 anni, pur abbracciando  tre tipologie di scuola  caratterizzate ciascuna da una specifica identità pedagogica e professionale, è progressivo e continuo. La presenza, sempre più diffusa, degli istituti comprensivi, consente la progettazione di un unico curricolo verticale e facilita il raccordo tra con il secondo ciclo dell’istruzione e formazione. » [I.N. 4.sett.2012, p.12]

Per iniziare, lo studioso Puricelli offre i seguenti suggerimenti per dare luogo alla continuità: Sotto il profilo metodologico progettare un curricolo in verticale, presuppone e richiede il lavorare insieme tra ordini di scuola diversi:

  • Lo strumento per lavorare insieme può essere costituito dalle Commissioni di materia che mettano insieme insegnanti dei vari ordini.
  • Costruire la mappa generale del sistema degli apprendimenti in continuità, così da avere una visione globale.

Piattaforma per progettare una didattica per competenze

Schede illustrative sulla Buona Scuola

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10 Giu 2016

Fare Teatro a Scuola

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Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco (Victor Hugo)

 

 

Durante il corso dell’anno scolastico corrente, abbiamo lavorato alla rappresentazione teatrale del Mago di Oz. Il perché di questa scelta è da ricollegarsi all’importanza del teatro quale strumento pedagogico. Come è noto, per i bambini è più facile comunicare ed esprimere le proprie emozioni, con l’interpretazione e la drammatizzazione di personaggi teatrali. L’esperienza teatrale stimola le diverse forme di apprendimento, potenziando ed indirizzando energie creative ed alimentando al contempo il gusto estetico e artistico. Il teatro va a coincidere con il percorso pedagogico sia del singolo, sia del gruppo. Tutto questo avviene grazie allo sviluppo di immaginazione, improvvisazione, creatività ed espressività tipici del lavoro teatrale: questi strumenti diventano veicolo per la scoperta e la gestione delle proprie emozioni, della propria sensibilità e dei propri affetti, più in generale, per l’intero mondo interiore dell’individuo, che può quindi scoprirsi, formarsi, accrescersi e prendersi cura di sé. Questo modo di pensare trova corrispondenza con i pensieri pedagogici di alcuni studiosi quali ad esempio, John Dewey (1859-1952), filosofo e pedagogista americano, che pone in risalto per la prima volta, nel campo dell’educazione, l’importanza del vivere l’esperienza teatrale, dove ci si educa all’interno del processo esperienziale della rappresentazione stessa. Anche l’italiana Maria Montessori (1870-1952) afferma che nel fare teatro il fanciullo ha la possibilità di esprimere la propria individualità, in piena libertà. Il laboratorio teatrale è un ambiente protetto nel quale l’elemento centrale non è più la rappresentazione finale, ma il processo, il percorso di pratiche e conoscenze che l’individuo compie e vive su sé stesso in prima persona. Ciò che diviene fondamentale allora è la sperimentazione, la messa in gioco, l’esplorazione, il confronto e lo scontro con altre realtà, in modo tale da entrare nel teatro con tutto sé stessi.

Fonte: Gaetano Oliva, Le arti espressive come pedagogia della creatività, in Scienze e Ricerche, n. 5, marzo 2015, pp. 45-51

 

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05 Giu 2016

Balbuzie

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Non avere mai paura della difficoltà che incontri. Ricorda che l’aquilone si alza con il vento contrario, non con quello a favore (Anonimo)

Quando riusciamo a ridere dei nostri imbarazzi, ci riesce persino di mettere a loro agio persone che di imbarazzi sono portatori  (cit)

E’ un disturbo della parola che compare generalmente tra i 3 e i 6 anni. E’ caratterizzato della ripetizione e dall’allungamento di alcuni suoni e alcune sillabe; non compromette il pensiero, ma colpisce la voce, le corde vocali e i muscoli facciali. Il bambino balbuziente, infatti, pensa la parola in modo corretto, ma non riesce a pronunciarla bene. Secondo l’enciclopedia Puericultura di Garzanti, con la consulenza di Valeria Covini (2002), uno dei risvolti psicologici è originato da una difficoltà di rapporto coi genitori, dalla presenza di genitori iperprotettivi o da genitori distanti e poco affettivi. In questo caso, la balbuzie è la risposta del bimbo alla sua incapacità di vivere la distanza nella relazione con i genitori. L’altro risvolto psicologico del disturbo riguarda la capacità del bambino di esprimere la sua aggressività. Quando i suoi istinti aggressivi vengono repressi possono essere rivolti verso il linguaggio e bloccarlo.

Un bimbo con un disturbo che lo affligge durante l’infanzia e che lo condizionerà per tutta la sua esistenza va a toccare dei centri nevralgici della sensibilità delle figure parentali di riferimento. I genitori e le persone care dovrebbero cercare di sdrammatizzare la difficoltà del bimbo, evitando di sottolineare le sue incertezze di pronuncia. Se il disturbo viene affrontato senza drammi dovrebbe attenuarsi spontaneamente. Ovviamente, è sempre tenere in conto il punto di vista di un Logopedista.

Su questo argomento, si veda il film Il Discorso del Re

 

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28 Mag 2016

Sogno o son desto?

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Nulla si sa, tutto si immagina                            (Fellini)

 La Scuola Media M. è la scuola del “Sogno”, mi ricorda i set cinematografici di Federico Fellini, peso massimo della nostra cultura. Così come nella gran parte dei film del Maestro si respira una magica alchimia di elementi, che fa dimenticare le coordinate di tempo e spazio, allo stesso modo alla M. spesso si materializzano situazioni insolite e inaspettate, come la presenza di gruppi di stranieri per lo studio della lingua italiana, o l’allestimento di set cinematografici in alcuni punti strategici extrascolastici, come la Presidenza oppure il terrazzo, o le periodiche attività sportive … che trasportano la Scuola in una dimensione onirica, magica, meravigliosa. La forza culturale della scuola M. è straordinaria: la temperie e tutti i semi culturali cui si è fatto cenno fecondano le menti di tutti i fortunati che la abitano. Quest’anno in un tema, una brillante Studentessa ha paragonato la scuola a un tronco d’albero e se stessa e i compagni ai rami sparsi nel mondo. Come è noto, l’albero è l’archetipo (il modello/simbolo) della vita che cresce ed è considerato immortale.  La sua forma, le sue radici, il tronco che va a diramarsi in una moltitudine di rami, hanno un significato mistico ricollegabile al concetto cosmico di Creazione. Il tronco dell’albero rappresenta sostegno e nutrimento, esso è durevole e stabile al contempo, in contrapposizione con il fogliame che ha invece carattere transitorio e ornamentale. L’albero è anche simbolo della rigenerazione e l’archetipo della potenza. Considerare la Scuola come un tronco d’albero implica il percepire questo luogo di bellezza e cultura come ambiente che supporta, fortifica e che consente di affrontare il futuro con serenità e sicurezza :-)  Essere considerata come facente parte di un tronco d’albero da una mia Studentessa mi riempie di orgoglio e gratitudine. Tutto questo per sottolineare la bellezza, l’importanza e la magia che si respirano a Scuola. Grazie di cuore.

Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare               (Fellini)

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